Dai primi anni Sessanta Giulio Paolini indaga in chiave concettuale il fare artistico, nei suoi metodi e strumenti (tele nude e telai, colori, retini), esplorando il rapporto dell’opera con lo spazio e il tempo e, naturalmente, con lo spettatore. Sintomatico di questo percorso è già Disegno geometrico del 1960, la sua prima opera conosciuta: una tela nella quale compare unicamente la squadratura geometrica, anticipazione di ogni possibile immagine. Come egli scrive in quell’anno: «L’opera pre-esiste all’intervento dell’artista (che è il primo a poterla contemplare). La ricerca è tesa verso immagini assolute, inerenti alla natura stessa della tela e all’impiego di una tecnica elementare». Fu Germano Celant a presentare Paolini a Ileana Sonnabend e Antonio Homem nel 1971.